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12/21/2005 GUEST-BOOK Benvenuti nel mio libro delle visite, ditemi e ditevi tutto! UN SOGNO
COME SPOSAI UN TONTO MEGALOMANE E COME CI UNÌ IN MATRIMONIO UN PRETE IN MUTANDE (A sensual fantasy)
Ero stanchissimo, era tardi, avevo trascorso una giornata molto intensa, crollavo dal sonno e mi addormentai completamente vestito: a pancia in giù sul letto ancora rifatto e così rimasi tutta la notte. Uno stivale ad un metro dal comodino ed un calzino né tolto né messo a metà del mio piede, furono gli unici accenni del mio malriuscito strip. Ricordavo di aver visto, la mattina prima davanti ad un supermercato, una bella ragazza che mi aveva colpito e cominciai a sognare con ancora la sua immagine negli occhi. Confesso che negli ultimi secondi prima di perdere sonno mi auguravo proprio che ciò avvenisse. Persi coscienza sprofondando la mia testa in un cuscino, che feci conto si trattasse delle cosce o qualcosa di simile che mi ricordasse la femminilità, forse, la chioma di una donna... non ricordo con precisione.
Lei era una bella ragazza, di quelle che trasudano appeal da ogni poro della pelle tutto intorno a loro: ma con una sensualità spontanea e molto naturale, quella che alcune persone hanno e della quale non hanno affatto cognizione non dandole, fra l’altro, alcuna importanza. Per esempio… quando compiono il più semplice dei gesti: come quando tirano appena su un po' la gonna per aggiustarsi una calza… senza malizia, raggiungendo, talvolta, una giarrettiera bassa, pensando di non esser viste.
La fortuna fu dalla mia parte, sicché sognai proprio di lei e il sogno che feci in quell’occasione fu precisamente questo.
Un tizio, perdutamente innamorato della ragazza che aveva seguito, in un giorno di piena estate, la vede da sola nel retro di una chiesa mentre pregava in solitario, accanto ad una fontana che zampillava dolcemente. Lei eseguiva spesso questa pratica perché reputava il parroco di quella chiesa asfissiante ed anche un po’ antipatico, e poi perché preferiva eseguire le sue operazioni all’aria aperta, giacché gli davano la sensazione di raggiungere un contatto più diretto e meno formale con il mondo del soprannaturale e della religione. E poi, siccome le sue preghiere erano lunghe e dette ad alta voce, così da seccarle la gola, spesso le veniva sete e poteva comodamente bere lì vicino, tra un’orazione e l’altra.
Talmente era piena di ispirazione per il Signore che recitava con fervore le sue preghiere, strascicando anche un po’ le ultime parole di ogni frase, a dir la verità (e certe volte anche facendo un po’ sibilare il suono delle sue “esse”, specialmente quelle ad inizio di ogni parola… un vizietto - ssss…scusabile -di molti fervidi credenti) e non si accorse del tizio che le stava proprio accanto (ma un pochino più dietro) e che ascoltava ogni cosa lei dicesse con un interesse particolare e, ad ogni fine di un versetto da lei recitato, aggiungeva un commentino un po’ biascicato, cioè masticando le parole, sicché la cosa sembrava quasi una preghiera a due (una specie di solenne pezzo per piano-forte a quattro mani). Ma lei non se ne accorgeva.
Le sue preghiere, che talmente erano calde e sentite, risultavano quasi un proclama di fede incondizionata, un possente messaggio di fede e di ispirata dedizione. Insomma… quasi l’amore puro di chi è in piena estasi!
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